SABRINA's profile♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥...PhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    October 03

    ...

    Le impronte del Diavolo

     

    L'inverno del 1885 fu eccezionalmente severo per il sudovest dell'Inghilterra, regione solitamente visitata da climi niente affatto rigidi. La mattina dell'8 febbraio, il signor Albert Brailsford, preside della scuola di un paesino nel Devon, si avvicinò alla finestra del salotto per vedere se nella notte era nevicato. Di colpo, la sua attenzione era stata attratta da una linea di impronte, o meglio, orme caprine che si sviluppavano lungo la strada che conduceva al villaggio. A prima vista si sarebbero dette normali impronte di un cavallo ferrato, ma a meglio osservare si capiva che non poteva essere, dal momento che erano perfettamente disposte lungo un'unica

    linea perfettamente diritta, come se le zampe dell'animale fossero state messe una davanti all'altra.
    Fosse stato un cavallo avrebbe dovuto avere una sola gamba sulla quale saltellare. Se invece la misteriosa creatura possedeva due zampe, procedeva con grande attenzione, come un equilibrista su un filo teso. Ma ciò che ancor più era curioso, consisteva nel fatto che le impronte, non più lunghe di 10 cm, distavano fra loro soltanto 16 cm. Infine, risultavano nitidissime, come se fossero state ottenute immergendo nella neve una sagoma di ferro riscaldato. La curiosità prevalse e i cittadini seguirono le orme fino alla fine del percorso, che andava a terminare contro un muro di mattoni. Ma le sorprese non erano finite. Le impronte infatti riprendevano proprio al di là della parete, senza però che la coltre di neve accumulatasi sulla parte alta del muro risultasse in qualche modo calpestata. Poi le impronte raggiungevano un covone di grano, per ritrovarsi oltre, senza che, anche in questo caso, si notasse il passaggio di qualche corpo pesante. E non bastava ancora. Passavano sotto un cespuglio di rosa spina e sopra alcuni tetti. Insomma, era come se qualche burlone equilibrista si fosse divertito durante la notte a costruire un rompicapo per i poveri villici. L'ipotesi di un giocherellone venne però subito scartata. Le orme sembravano non finire mai. Ne vennero trovate ancora a parecchi chilometri di distanza dalla periferia del paese, lungo la campagna del Devon. Sembravano procedere in modo disordinato ed erratico per andare a toccare alcune altre piccole città e villaggi. Se si trattava davvero di un burlone equilibrista, doveva aver fatto una bella faticaccia per coprire più di 50 km nel gelo della notte e in mezzo alla neve fresca e alta. Per di più doveva avere anche una certa fretta, visto che le impronte si fermavano sovente sul limitare delle porte, ma solo per invertire la direzione e dirigersi nuovamente altrove. Ad un certo punto, avevano valicato l'estuario del fiume Exe. Tuttavia, al di la, vale a dire a Exmouth, non se ne incontravano più, come se il misterioso essere fosse ritornato sui suoi passi. Ovviamente, in tutto quell'itinerario, non esisteva alcuna logica, era come un percorso fatto a casaccio. In certi punti, le impronte di "cavallo"' presentavano una fenditura nel mezzo, facendo pensare a uno zoccolo spezzato. Siamo in piena era vittoriana e nessuno fra i contadini di quei luoghi dubitava dell'esistenza del diavolo. A questo pensiero qualcuno aveva imbracciato una doppietta e si era messo a caccia. La notte tutti chiusero accuratamente le porte di casa, tenendo i fucili a portata di mano, a fianco del letto. Ci volle una settimana prima che la notizia venisse riportata dai giornali. Il primo a raccontarla fu il londinese «Times» il 16 febbraio 1855, aggiungendo che erano stati molti i contadini a trovare le misteriose tracce nei cortili delle loro case. Il giorno dopo era toccato alla «Plymouth Gazette», la quale riportava l'idea di un prete che suggeriva trattarsi di un canguro, dimenticando che il canguro ha zampe artigliate. Ipotesi contestata e contrastata da quella, certamente più plausibile, presentata sul «Flying Post» che indicava in un uccello la probabile causa del misterioso percorso di orme. Teoria immediatamente smontata da un altro articolo comparso su «Illustrated London News» in cui si faceva osservare che non esiste al mondo alcun uccello munito di zoccoli ferrati! In aggiunta, l'articolista segnalava che, pur avendo trascorso oltre cinque mesi nelle distese innevate del Canada, non gli era mai capitato di osservare impronte simili. Il 3 marzo, sull'«Illustrated London News» il grande naturalista e anatomista Richard Owen sentenziava che l'analisi scientifica delle impronte parlava a favore di un tasso. Quella notte, evidentemente, alcuni tassi si erano ridestati dal sonno invernale ed erano usciti dalle tane alla ricerca di cibo. Ipotesi plausibile, peccato che Owen non spiegasse per quale stravagante motivo tutti quei tassi avessero deciso di andare a caccia saltellando su una sola zampa. Un altro testimone, un medico, rivelò assieme ad un collega «di aver impegnato non poche ore nell’approfondito studio delle peculiarità intrinseche di quelle particolari impronte» (in tempi vittoriani si provava una qual certa soddisfazione nell'utilizzare linguaggi tanto pomposi per arrivare a non affermare nulla). Egli dichiarò che «a seguito di minuziose osservazioni era stato possibile porre in risalto che l'impronta del misterioso zoccolo era costituita da dita e pianta certamente ascrivibili a un qualche animale», nella fattispecie si trattava di una lontra. Un altro reporter ancora, che si firmava con lo pseudonimo di "Ornither", disse che si trattava certamente delle orme lasciate dietro di sé da un'otarda, dal momento che le dita esterne risultavano arrotondate. Un altro gentiluomo di Sudbury dichiarò che negli ultimi tempi nella sua zona aveva notato alcuni grossi ratti scorrazzare nei campi di patate. Le impronte lasciate dai grossi topi erano del tutto simili a quelle misteriose, che i giornali già battezzavano "impronte del diavolo". I ratti, saltellando in mezzo alla neve e atterrando ad ogni balzo sul corpo intero avevano lasciato quei segni, per combinazione simili a impronte di zoccoli di animali. Un corrispondente scozzese parlò di lepre o moffetta, a zonzo a caccia di cibo. La stravaganza e la difformità di tutte queste spiegazioni, così stralunale e assurde, si giustificava con l'obiettiva difficoltà di trovare una risposta al mistero. La questione meno comprensibile - quella che sfidava ogni ipotesi, stava nella singolare disposizione delle impronte, una in fila all’ altra seguendo una linea retta, come se fossero state lasciate da un animale dotato di una sola zampa. Senza dimenticare, poi, la complicazione aggiuntiva di capire come lo strano essere avesse potuto percorrere in quelle condizioni, al freddo e di notte, oltre 50 km. Forse l'ipotesi più plausibile venne proposta da Geoffrey Household, il quale nel 1985 ha pubblicato un libro in cui sono raccolte tutte le testimonianze legate a questo caso misterioso. Ecco la possibile, logica, spiegazione dei fatti: “sono propenso a ritenere che quella notte dal centro del porto militare di Devonport si sia innalzato, forse a seguito di qualche disguido, un pallone sonda. Libero dagli ormeggi, ha potuto sorvolare la zona senza alcun controllo. Dall'oggetto pendevano due sacchetti appesi a delle funi. Sono stati questi pesi a lasciare le impronte e questo spiega anche come mai ne sono state trovate pure sui tetti delle case... Il maggiore Carter, un uomo del posto, mi ha detto che il nonno all'epoca lavorava proprio alla base di Devonport e che una volta gli aveva raccontato del pallone, la cui "fuga" accidentale aveva provocato danni a giardini, serre, fienili, finestre un po' ovunque nella zona. Alla fine aveva terminato il viaggio precipitando nei pressi di Honiton.”
    Si tratta senz'altro di un'informazione importante che potrebbe spiegare la dinamica di ciò che successe. Ma, pur dandola per buona, c'è almeno ancora un dettaglio che non quadra. Se si da un'occhiata su una cartina geografica alla serie di impronte, si nota immediatamente che fanno ampi, indecifrabili giri fra i centri di Topsham e Exmouth. Un pallone sonda si sarebbe "comportato" in un modo tanto disordinato? Non avrebbe, invece, seguito un percorso lungo una linea retta, nella direzione del vento prevalente, che quella notte, detto per inciso, soffiava da est? Il problema fu, come già si è detto, il grave ritardo con cui i mass media presero a interessarsi del problema. Nel frattempo, infatti, la maggior parte degli elementi salienti del caso erano già stati alterati. Per esempio, sarebbe stato interessante sapere se la neve caduta quella notte era stata la prima neve di quel febbraio del 1885. Quell'anno l'inverno era stato particolarmente rigido e non è da escludere che molti piccoli ammali come ratti, conigli e tassi avessero interrotto il letargo per uscire anzitempo dalle tane a caccia di cibo. Una lettera inviata al giornale «Plymouth Gazette» datata 17 febbraio inizia con queste parole: «La notte di giovedì 8 febbraio è stata caratterizzata da un'intensa nevicata, cui ha fatto seguito pioggia e un forte vento da est, e una rigida brinata la mattina». Certamente, la notte in giro per la zona c'erano molti piccoli animali a caccia di cibo. Ma soltanto il venerdì mattina, sul nuovo e fresco mantello di neve, era stato possibile osservare le impronte. Queste, oltre tutto, avrebbero potuto essere rimarcate dalla pioggia che aveva ulteriormente scavato nel manto nevoso, per solidificarsi la mattina per la forte brinata. Questo, per esempio, spiegherebbe bene l'impressione che molti osservatori ebbero di impronte come "impresse a viva forza" nella neve. Però se il terreno era già ricoperto di neve prima della notte dell' 8 febbraio, ecco che allora pure questa plausibile teoria deve essere abbandonata. Quand'anche la si desse per valida, non si comprende come mai alcune impronte siano state ritrovate sulla sommità dei muri, sui covoni, sui tetti... Insomma, un bel rebus. Un mistero che, dopo tanti anni, continua a restare insoluto.

    May 28

    La Cripta delle Barbados

     

    Nei primi anni del diciannovesimo secolo, il proprietario di piantagioni Thomas Chase acquistò una cripta di famiglia nel cimitero della Chiesa di Cristo, nelle Barbados, non immaginando certo che avrebbe contribuito a creare un sinistro mistero tuttora irrisolto. Nel 1807 vi fu tumulata una sua parente mentre l'anno successivo fu sepolta sua figlia. Il 1812 si rivelò un anno particolarmente nefasto. Morì una figlia e, quando la cripta fu aperta per accoglierla, si presentò uno spettacolo alquanto singolare: le bare di piombo erano state mosse.Furono rimesse a posto, con accanto quella di Dorcas. Nessuno riuscì a comprendere l'accaduto e la pesante lastra che sigillava la tomba di famiglia fu posizionata nuovamente all'ingresso. Thomas Chase morì poco più di un mese dopo e, quando fu disposto all'interno della cripta, tutto si presentava in ordine, come doveva essere. Ma quando la cripta fu riaperta quattro anni più tardi per le esequie di un bambino, le bare al suo interno furono trovate nuovamente spostate e così pure nei funerali successivi che avevano come ultima meta la tumulazione all'interno di quella misteriosa cripta. Un fatto inquietante che fu subito notato era che il pavimento non presentava segni di spostamenti, benchè fosse coperto da uno strato di finissima sabbia. Nel 1819, lo stesso governatore Lord Comermere fu testimone dell'incredibile fenomeno che aveva preso di mira la tomba di famiglia di Thomas Chase: le bare erano nuovamente a soqquadro e voci di presunti spiriti maligni si erano sparse tra tutti gli abitanti della zona. Alcuni uomini, incaricati della rimozione della lastra che chiudeva il sepolcro, dissero che fecero molta fatica nello spostarla, come se una forza straordinaria ed ultraterrena volesse celare chissà quali segreti. Lord Comermere, uomo deciso e pratico, ordinò che le bare fossero risistemate, che fosse messa della sabbia per verificare eventuali spostamenti sul terreno e che infine fossero apposti dei sigilli.Un anno dopo il governatore dovette tornare sul posto. Misteriosi rumori provenienti dalla cripta turbavano la quiete del cimitero. Ma i siglli erano intatti… Una volta aperta, tutto si trovava nel più totale disordine: alcune bare erano state addirittura rovesciate. La famiglia Chase, in preda al terrore, fece seppellire le spoglie mortali degli occupanti altrove, lasciando la cripta abbandonata. Per giustificare l'accaduto, nel corso degli anni si è ricorso frequentemente a improbabili scosse telluriche, bizzarre e "pilotate" alluvioni, curiosi vortici magnetici particolarmente circoscritti… Ma ancora oggi la cripta delle Barbados rimane un'oscura finestra spalancata sul mistero.

    November 07

    La nave fantasma

     

    Tra tutte le leggende marinare nessuna è più inquietante ed allo stesso tempo affascinante di quella dell'Olandese Volante.
    La leggenda si basa su una nave realmente esistita, capitanata da un vero lupo di mare, Hendrik Vanderdecker che nell'anno del Signore 1680 fece vela da Amsterdam diretto a Batavia, nelle Indie Olandesi.
    Per contratto, avrebbe dovuto riportare in patria un carico di merci per conto della compagnia che possedeva la nave, ma Vanderdecker, non senza malizia, aveva stimato di poter acquistare anche altre mercanzie per suo conto, in modo da rivenderle ed arricchirsi senza dover nulla dividere con la compagnia che gli dava lavoro.La nave, secondo la leggenda, fu investita durante la traversata da un formidabile uragano tropicale, ed il capitano tentò ogni possibile manovra per farla procedere.Contro ogni precauzione, il capitano affrontò la tempesta come se si trattasse di una sua sfida personale, anzi, davanti ai suoi ufficiali, giurò che avrebbe sfidato la sorte e doppiato il Capo di Buona Speranza.Ciò provocò il terrore tra i marinai, che ammonirono Vanderdecker per un comportamento che andava contro ogni regola, e che metteva in pericolo la vita di tutti e lo supplicarono, nel nome di Dio, di abbandonare i suoi folli propositi ed attendere il placarsi della tempesta.Nulla, però, poté fermarlo, e la nave, in preda alla furia del mare, fu presto sopraffatta, si spezzò in due tronconi e tutti i suoi occupanti perirono tra i marosi.Per punizione, Vanderdecker fu condannato ad espiare la grave responsabilità della morte di tutto il suo equipaggio governando la sua nave fino al giorno del Giudizio.La leggenda, come si vede, è suggestiva e romantica, ma molti testimoni la prendono davvero sul serio, e giurano che non si tratta, tutto sommato, di una pura e semplice storia da focolare.Nell'anno 1835 il comandante e l'equipaggio di una nave inglese avvistarono, durante un fortunale, un vascello che "…si avvicinava attraverso l'infuriare della tempesta, con tutte le vele spiegate". Il comandante ordinò immediatamente di segnalare la loro presenza, poiché il veliero, a velocità incredibile, si avvicinava alla fiancata, rischiando un rovinoso quanto mortale impatto. Poi, improvvisamente, quando ormai era giunto ad una distanza pericolosamente breve, scomparve nel nulla, lasciando sbigottiti tutti i presenti.Nel 1881, la nave inglese Baccante, un legno di classe mercantile, perse un uomo in mare. Il rapporto ufficiale che fu stilato in merito all'episodio ha dello sconcertante:"Meyers, marinaio, affogato tra i flutti nonostante fosse stato fatto ogni sforzo per porlo in salvo. Caduto in mare dopo aver avvistato un singolare vascello che, sebbene avesse le vele ridotte a brandelli, seguiva la nostra identica rotta fino a portarsi pericolosamente in poppavia."Un altro più "recente" avvistamento dell'Olandese Volante avvenne, a quanto si dice, nel marzo del 1939 sulla spiaggia di Glencairn, in Sudafrica. Il giorno dopo, un giornale locale, riportò la notizia che dozzine di bagnanti avevano osservato la nave e si soffermò sui particolari della visione facendo notare come il vascello avvistato aveva tutte le vele a brandelli e procedeva rapidamente nonostante la completa assenza di venti.Alcuni studiosi, hanno spiegato l'avvistamento collettivo di Glencairn come un miraggio. Ma tuttavia, questa spiegazione non ha suscitato molta convinzione, anche se rientra nel novero delle probabilità, perché sarebbe stato difficile per i bagnanti di Glencairn immaginarsi un veliero del diciassettesimo secolo in maniera così particolareggiata, dal momento che la maggior parte di loro non ne aveva mai visto uno!

    September 30

    Aereo dell'antichità

     

    In un'antica tomba nel sud America fu trovato un gioiello in oro molto originale. Il reperto, risalente a 1800 anni fa, venne frettolosamente classificato come "ornamento religioso". La sua forma è così simile ai più veloci aerei contemporanei che i tecnici dell'Aereonautical Institute di New York lo esaminarono approfonditamente. Si riconoscono le ali a delta, la cabina, il parabrezza, la coda. Attualmente il prezioso aereoplanino si trova alla State Bank di Bogotà (Colombia). Non è l'unico esemplare. Nelle tombe precolombiane sono stati trovati molti altri oggetti simili. 

    July 04

    Il Chupacabras

    Iniziamo dal nome che deriva dallo spagnolo "Succhia Capre" in quanto sembra che le capre siano uno dei suoi bersagli prediletti. In pratica il Chupacabras avrebbe l'abitudine di attaccare le sue prede (preferibilmente animali come cani, capre, galline) praticando uno o più fori sulla gola da cui estrae tutto il sangue e la malcapitata vittima viene poi ritrovata dissanguata e, caso molto strano, non in stato di "rigor mortis", cioè di rigidità del corpo, come ci si aspetterebbe. Spesso poi il corpo è devastato dai corpi degli artigli di questo mostro. Dal 1990 sono decine e decine le testimonianze e i ritrovamenti di animali morti in modo molto sospetto, con un buco nella gola e senza sangue, e talvolta anche senza uno o più organi. Sull'aspetto di questo strano essere, le testimonianze non sono molto concordi, a dire il vero. Alcuni dicono cha assomiglia ad un cane, altri ad una pantera, altri asseriscono che salta come un canguro e non mancano quelli che ritengono di averlo visto volare. Sembra che abbia delle placche lungo la schiena e, sembrerebbe, una lingua biforcuta. Una testa canina con grossi denti e due occhi rossi. Naturalmente, chi l'ha visto volare, ritiene che sia dotato di un paio di ali. Molti giurano anche sulla sua capacità di ipnotizzare le vittime prima di dissanguarle. Per quanto riguarda il colore dovrebbe essere grigio o verde a seconda della testimonianza. Ma, ammesso che esista veramente, quali sono le sue origini ? Qui ci sono diverse teoria; da quella più verosimile a quella più fantasiosa. Originariamente le autorità di Porto Rico pensavano ad un animale importato illegalmente nell'isola e poi scappato dal controllo del suo proprietario. Poi, quando il fenomeno cominciò ad investire altri paesi centro e sud americani, c'era chi pensò a cani selvatici o, addirittura, ad una setta satanica.Altra teoria, più difficile da provare, è quella che lega il Chupacabras alla presenza degli alieni. In effetti alcuni ritrovamenti di carcasse di animali sono stati accompagnati da avvistamenti di UFO nella stessa zona. Questo essere potrebbe essere un animale alieno che loro potrebbero avere, più o meno volontariamente, liberato sulla Terra. Ultima ipotesi, non meno affascinante, ipotizza che la creatura possa venire da un'altra dimensione o, addirittura, sia un viaggiatore del tempo.

     

    June 29

    L'Arca dell'Alleanza

    L'Arca dell'Alleanza (Aron Haerit) e' il contenitore delle tavole della legge che Dio consegnò a Mosè (conteneva inoltre della manna e la verga di Aronne). Nella Bibbia l'Arca viene citata nell'Esodo e viene descritta come un contenitore di legno d'acacia, lunga due cubiti e mezzo, larga un cubito e mezzo ed alta altrettanto (circa 125 x 75 x 75 cm), ricoperta dentro e fuori d'oro e con quattro anelli d'oro ai suoi piedi entro i quali vengono fatte passare due stanghe di legno. Il coperchio è di oro puro sormontato da due cherubini (creature alate con il corpo di leone ed il volto di sfinge che si ritrovano anche in rappresentazioni egizie) sempre d'oro, con le ali aperte verso l'alto ed i volti rivolti verso l'interno. L'Arca era identificata materialmente con Dio, nel senso che si riteneva realmente che Dio alloggiasse tra i due cherubini. Essa è ritenuta dotata di poteri soprannaturali ed emette potenti scariche contro chi le si avvicina impunemente. A volte appariva una nuvola tra i due cherubini ed allora neanche Mosè aveva il coraggio di avvicinarsi ad essa. Secondo le tradizioni popolari, di quando in quando delle scintille si sprigionavano dallo spazio tra i cherubini distruggendo gli oggetti circostanti. Occasionalmente poi essa inceneriva i suoi portatori o li sollevava da terra per farli poi ricadere al suolo. Il mistero fondamentale che corre intorno all'Arca (oltre a quello relativo alla sua natura) è costituito dalla sua scomparsa. Nella Bibbia viene detto che essa era custodita nel Sancta Sanctorum, inizialmente una tenda e poi la parte più interna del tempio di Salomone a Gerusalemme, ma poi se ne perdono le tracce ed essa non viene più citata se non indirettamente. Numerose sono le ipotesi riguardo alla sua collocazione attuale. Tra le più attendibili troviamo l'Egitto; in questo caso l'Arca sarebbe a Bubasti, che allora era la capitale d'Egitto. Altre ipotesi, sempre riguardanti saccheggi successivi subiti dal Tempio di Gerusalemme propongono la Palestina o nel deserto del Sinai o nella cattedrale gotica di Chartres (dove sarebbe stata portata dai Templari).

    June 28

    La Dea Ceridwen

    Si racconta che molto tempo fa su un isola al centro del lago Tegid, viveva la Dea Ceridwen con i suoi due figli: Creidwy il bello e luminoso e Afagddu (oscurità assoluta) il più brutto bambino del mondo. Per compensare alla sua deformità, la Dea decise di preparare una magica pozione che avrebbe donato a suo figlio un alta intelligenza e una grande saggezza, sarebbe diventato l’uomo più saggio del mondo.Con attenzione raccolse speciali erbe dalle grandi virtù magiche, le dispose a macerare nel suo calderone incantato insieme con acqua sorgiva. Il tempo di preparazione per la pozione era molto lungo: un anno e un giorno e per ciò mise a controllarla un giovane ragazzo di nome Gwion Bach, con la raccomandazione di non berne nemmeno un goccio!

    Un giorno al termine dello scadere della preparazione, mentre la Dea era assente, tre gocce del liquido che bolliva, schizzarono sul dito di Gwyon che le portò immediatamente in bocca per alleviarne il dolore. Immediatamente fù colmato di tutta la conoscenza e la saggezza universale, derubando così il povero e brutto Afagddu dell’unica possibilità di riscatto.

    La Dea Ceridwen andò su tutte le furie e si getto all’inseguimento di Gwyon, che intanto avvertito dai suoi nuovi poteri, era fuggito per evitare le ire della Dea.Per fuggirle più velocemente si trasformò in una lepre, ma la Dea si tramutò in un levriero. Gwyon diventò un pesce e lei una Lontra, poi un uccello e lei una civetta. Infine decise di tramutarsi in un chicco di grano e di nascondersi in mezzo ad altro grano, ma la Dea, sottoforma di gallina, lo scova e lo mangia. Tornata in forma umana scopre di essere incinta e dopo nove mesi partorì.Portando ancora rancore per l’accaduto e riconoscendo il giovane Gwyon nel neonato, decise di affidarlo alle acque di un fiume.

    Il bambino fu trovato incastrato in una diga dal principe Elphin che non appena vide la sua “fronte radiosa di luce” lo battezzo con il nome di Taliesin.

    Taliesin diverrà il più grande bardo della storia in Gran Bretagna, perché colmo della saggezza e della conoscenza universale acquisita nella sua precendete incarnazione grazie alla pozione sacra della Dea Ceridwen.

      

     
    June 06

    La Porta Magica

     
     

    La ricostruzione della "Porta Alchemica" o "Porta Magica" nei giardini di Piazza VittorioLa Porta Alchemica , detta anche Porta Magica o Porta Ermetica o Porta dei Cieli, è un monumento edificato tra il 1655 e il 1680 da Massimiliano Palombara marchese di Pietraforte (1614-1680) nella sua residenza, villa Palombara, sita nella campagna orientale di Roma sul colle Esquilino nella posizione quasi corrispondente all'odierna piazza Vittorio, dove oggi è stata collocata. La Porta Alchemica è l'unica sopravvissuta delle cinque porte di villa Palombara, sull'arco della porta perduta sul lato opposto vi era un iscrizione che permette di datarla al 1680, inoltre vi erano altre quattro iscrizioni perdute sui muri della palazzina all'interno della villa.

    Secondo la leggenda, uno stibeum pellegrino fu ospitato nella villa per una notte. Il "pellegrino", identificabile con l'alchimista Francesco Giustiniani Bono, dimorò per una notte nei giardini della villa alla ricerca di una misteriosa erba capace di produrre l'oro, il mattino seguente fu visto scomparire per sempre attraverso la porta, ma lasciò dietro alcune pagliuzze d'oro frutto di una riuscita trasmutazione alchemica, e una misteriosa carta piena di enigmi e simboli magici che doveva contenere il segreto della pietra filosofale.

    Il marchese fece incidere sulle cinque porte di villa Palombara e sui muri della magione, il contenuto del manoscritto coi simboli e gli enigmi, nella speranza che un giorno qualcuno sarebbe riuscito a decifrarli.

    May 30

    Leggenda dei Monti Pallidi

     

    Forse non tutti sanno che le Dolomiti vengono chiamate anche Monti Pallidi a seguito di un prodigioso incantesimo avvenuto ai tempi dell'antico Regno delle Dolomiti, quando la roccia delle montagne aveva lo stesso colore delle Alpi. Tale regno era ricoperto di prati fioriti, boschi lussureggianti e laghi incantati. Ovunque si poteva respirare aria di felicità e armonia meno che nel castello reale.

    Bisogna infatti sapere che il figlio del re aveva sposato la principessa della luna, ma un triste destino condannava i due giovani amanti a vivere eternamente separati. L'uno non poteva sopportare l'intensa luce della luna che l'avrebbe reso cieco, l'altra sfuggiva la vista delle cupe montagne e degli ombrosi boschi che le causavano una malinconia talmente profonda da farla ammalare gravemente.

    Ormai ogni gioia sembrava svanita e solamente le oscure foreste facevano da solitario rifugio al povero principe. Ma si sa, però, che proprio le ombrose selve sono luoghi popolati da curiosi personaggi, ricchi di poteri sorprendenti e capaci di rovesciare inaspettatamente il corso degli eventi. Ed è così che un giorno, nel suo disperato vagare, il principe si imbattè nel re dei Salvani, un piccolo e simpatico gnomo in cerca di una terra per il suo popolo. Dopo aver ascoltato la triste storia del giovane sposo, il re dei Salvani gli propose, in cambio del permesso di abitare con la propria gente questi boschi, di rendere lucenti le montagne del suo regno. Siglato il patto, gli gnomi tessero per un'intera notte la luce della luna e ne ricoprirono tutte le rocce. La principessa potè così tornare sulla terra per vivere felicemente assieme al suo sposo e le Dolomiti presero il nome di Monti Pallidi.

    April 06

    Storia delle Uova di Pasqua

     

    L'uovo rappresenta la Pasqua nel mondo intero: c'è quello dipinto, intagliato, di cioccolato, di terracotta e di carta pesta. Ma mentre le uova di cartone o di cioccolato sono di origine recente, quelle vere, colorate o dorate hanno un'origine radicata nel lontano passato. Le uova, infatti, forse per la loro forma e sostanza molto particolare, hanno sempre rivestito un ruolo unico, quello del simbolo della vita in sé, ma anche del mistero, quasi della sacralità. Già al tempo del paganesimo in alcune credenze, il Cielo e la Terra erano ritenuti due metà dello stesso uovo, e le uova erano il simbolo del ritorno della vita. I Greci, i Cinesi ed i Persiani se li scambiavano come dono per le feste Primaverili, così come nell'antico Egitto le uova decorate erano scambiate all'equinozio di primavera, data di inizio del "nuovo anno", quando ancora l'anno si basava sulle le stagioni. L'uovo era visto come simbolo di fertilità e quasi magia, a causa dell'allora inspiegabile nascita di un essere vivente da un oggetto così particolare. Le uova venivano pertanto considerate oggetti dai poteri speciali, ed erano interrate sotto le fondamenta degli edifici per tenere lontano il male, portate in grembo dalle donne in stato interessante per scoprire il sesso del nascituro e le spose vi passavano sopra prima di entrare nella loro nuova casa. Le uova, associate alla primavera per secoli, con l'avvento del Cristianesimo divennero simbolo della rinascita non della natura ma dell'uomo stesso, della resurrezione del Cristo: come un pulcino esce dell'uovo, oggetto a prima vista inerte, Cristo uscì vivo dalla sua tomba. L'usanza di donare uova decorate con elementi preziosi va molto indietro nel tempo e già nei libri contabili di Edoardo I di Inghilterra risulta segnata una spesa per 450 uova rivestite d'oro e decorate da donare come regalo di Pasqua. Ma le uova più famose furono indubbiamente quelle di un maestro orafo, Peter Carl Fabergé, che nel 1883 ricevette dallo zar Alessandro, la commissione per la creazione di un dono speciale per la zarina Maria. Il primo Fabergé fu un uovo di platino smaltato bianco che si apriva per rivelare un uovo d'oro che a sua volta contenva un piccolo pulcino d'oro ed una miniatura della corona imperiale. Gli zar ne furono così entusiasti che ordinarono a Fabergé di preparare tutta una serie di uova da donare tutti gli anni.

    March 23

    GIANO

     

    Può essere annoverato tra le divinità marine, o per lo meno "acquatiche" in quanto, sarebbe stato il primo dio di Roma dove giunse per mare dalla Tessaglia. Era quindi considerato l'inventore delle navi e il protettore della navigazione, dei porti e delle vie fluviali. Si credeva inoltre che avesse il potere di far zampillare all'improvviso dal terreno sorgenti e polle d'acqua, come ad esempio accadde quando salvò Roma dai Sabini, nemici dei Romani, che stavano per entrare in città attraverso una porta, rimasta inspiegabilmente aperta: fece scaturire una sorgente, addirittura una cascata, che mise in fuga gli assalitori. Il suo nome evoca la porta, in latino ianua, e januarius è il mese che apre l'anno e dà inizio alle stagioni, e il primo giorno di gennaio veniva dedicato alla festa del dio. Presiedendo alle porte, aveva la chiave e il bastone; sorvegliava tutto ciò che stava all'interno della città o della casa, non perdendo però di vista quello che accadeva all'esterno, e quindi era rappresentato con due facce (Giano bifronte).

    La prima preghiera nell'intraprendere qualsiasi impresa o attività era sempre rivolta a Giano, che proteggeva anche il concepimento e la nascita, principio della vita individuale.

    Il tempio a lui dedicato doveva rimanere aperto in occasione di imprese belliche, ma solennemente sbarrato in tempo di pace, e le cerimonie che avevano luogo per la chiusura delle porte del tempio tendevano ad esaltare il ruolo di custode della pace del dio Giano, perché solo in una situazione di tranquillità la vita quotidiana può dar luogo ad esordi positivi e creativi.

     
     
    March 15

    Piovra letale

     

    Un sacerdote da poco trasferitosi in una vecchia parrocchia del Galles si risvegliò, intirizzito dal freddo, nel mezzo di una notte di una notte d'estate. Nel caminetto scorse una figura che si contorceva, simile a una viscida piovra dagli occhi diafani e annacquati. Sembrava che il mostro lo avesse paralizzato con una sorta di forza di volontà. Passò il resto della notte a pregare e a lottare per liberarsi. Quando giunse il mattino, il mostro finalmente svanì e il parroco non lo vide mai più. 

    March 09

    ATLANTIDE

     

    ATLANTIDECon il nome di Atlantide si indica comunemente una leggendaria isola (o continente) che si trovava, secondo la maggior parte delle teorie, nel mezzo dell'oceano Atlantico e sarebbe stata distrutta da un terremoto o da un maremoto in seguito alla caduta di un grosso meteorite tra i diecimila e i quindicimila anni fa. Il nome di Atlantide deriva da Atlante, il mitologico gigante che reggeva sulle sue spalle il mondo intero e che governava l'Oceano. Ne riferisce Platone nei suoi dialoghi Timeo e Crizia. Le ipotesi sull'effettiva collocazione di Atlantide sono svariate. Se è vero che Platone nei suoi due dialoghi parla esplicitamente di "un'isola più grande della Libia e dell'Asia messe insieme" oltre le Colonne d'Ercole (ovvero lo Stretto di Gibilterra)", alcuni studiosi, vista l'effettiva difficoltà nell'immaginarsi un'isola-continente nell'Oceano Atlantico scomparsa in breve tempo senza lasciare pressoché nessuna traccia, hanno scelto collocazioni alternative. Dapprima si è pensato all'America, che in effetti è un continente in mezzo all'Oceano (Atlantico) che però ai tempi di Platone non era per nulla conosciuto e che, per quanto se ne sappia, non ha conosciuto cataclismi recenti. Altri hanno pensato al deserto del Sahara, che in un periodo passato potrebbe essere stato fertile e ospitare molte persone, ma la descrizione di Platone non trova molte corrispondenze.Alcuni hanno voluto vedere in alcune mappe risalenti al Medioevo la rappresentazione di Atlantide nell'estremo sud, proprio dopo la Terra del Fuoco, fra l'America meridionale e l'Antartide. Altri collocano la mitica isola non nell'Oceano ma più vicino, nel Mediterraneo.
    Una tra le teorie più singolari, studiata e approfondita nella prima metà del
    XX secolo, sostiene che il mito di Atlantide non sarebbe altro che la memoria, deformata e ingigantita, della civiltà cretese (o della Civiltà minoica), che scomparve misteriosamente nel 1450 a.C. circa, in circostanze non ancora ben chiarite. La causa potrebbe essere l'esplosione del vulcano dell'isola di Thera, attualmente Santorini, che provocò lo sprofondamento parziale dell'isola e giganteschi terremoti: l'esplosione di Thera avrebbe propagato nel Mediterraneo un'onda anomala.Comunque sia, ovunque la si voglia situare, Atlantide affascina soprattutto per i miti che avvolgono il suo popolo e la sua fine.

      

    February 28

    La Croce Uncinata

     
     
      

    La svastica (o croce uncinata) è una croce equilatera con i bracci piegati ad angoli retti. È stata usata come simbolo, generalmente con significati augurali o di fortuna e benessere, da molte culture fin dal neolitico, ed è ancora oggi un simbolo sacro in alcune religioni come l'Induismo. A seguito del suo utilizzo nella bandiera della Germania nazista il suo uso è diventato controverso nel mondo occidentale dopo la Seconda guerra mondiale. Il simbolo della svastica è stato usato per migliaia di anni, praticamente in ogni gruppo di umani sul pianeta. Era noto alle tribù germaniche come "Croce di Thor", introdotto in Gran Bretagna, nel Lincolnshire e nello Yorkshire, dai colonizzatori scandinavi, molto prima di Hitler ma soprattutto il segno è stato scoperto in un tempio ebraico di duemila anni fa in Palestina. Utilizzato dai nativi americani nel Nord, Centro e Sud America, dalla Cina e dagli indo Indo-Ariani. Questo simbolo ebbe anche la funzione di rappresentare in via stilizzata il Sole. L'introduzione in Germania e in Austria di questo simbolo avvenne grazie al monaco Adolf Lanz che, nel 1895 in un viaggio in India, aveva acquistato nei dintorni di Calcutta un anello venduto da un santone per pochi soldi dove era impresso questo simbolo, considerato un simbolo di vita eterna e per questo il simbolo supremo del predominio della casta ariana, che aveva dominato l'India fin dall'antichità. In Italia l'uso di questo come altri simboli e gesti legati al nazismo o al fascismo era divenuto illegale dopo la fine della seconda guerra mondiale.

    Ultimamente, l'uso della svastica è stato ripreso dal movimento spirituale cinese del Falun Gong, che ne fa un uso di tipo tradizionale: il simbolo rappresenterebbe il divenire e l'eterno scorrere delle cose nell'universo.

      

    January 23

    La Croce Celtica

     

    La croce celtica, in paesi come Irlanda e Inghilterra, rappresenta il simbolo della cristianità così come lo è per noi la Croce di Cristo. Essa viene posta in cima alle cupole delle chiese, sulle tombe e portata al collo da migliaia di fedeli. I celti usavano già la Croce, simbolo contemplato dai Druidi come sigillo del Sapere e dei 4 elementi della natura che confluiscono al centro di un cerchio che è simbolo del quinto elemento, della quinta essenza. Nel corso dei secoli questo antico simbolo è andato incarnando alcuni significati quale l’europeismo, la tradizione dei popoli nord europei ed europei in generale con il valore strettamente correlato al rispetto delle usanze e delle tradizioni, oltre a continuare a rappresentare la cristianità anglosassone. Durante gli anni di piombo, questo simbolo ebe la sua prima comparsa nelle piazze italiane per mano di gruppi giovanili di destra (il mitico Fornte della Gioventù) che sventolavano bandiere con croci celtiche; per questo la croce celtica è stata dichiarata ufficialmente illegale nel nostro paese dalla Legge Mancino. Le motivazioni contenute nel testo di legge rimandano a riconducibilità del simbolo ad ideologie razziste, xenofobiche nazifasciste.Lo studio del simbolismo della Croce Celtica ha dato vita a numerose interpretazioni e leggende. Una delle ipotesi più ricorrenti è quella del richiamo all’eternità rappresentante l’infinito amore divino che Cristo dimostrò col suo sacrificio sulla croce. La crocifissione e la successiva resurrezione accendono infatti nei fedeli la speranza  di un salvezza possibile. Altre fonti attribuiscono l’origine della croce a delle grosse pietre presenti prima del Cristianesimo. Tali pietre venivano considerate dei simboli fallici. Sono però presenti anche delle teorie new age che vedono nella croce celtica la rappresentazione del Sole e della Luna, del Dio e della Dea, del Principio Maschile e Femminile. Una leggenda narra di come San Patrizio creò la prima Croce Celtica. Egli stava predicando di Fronte ad una Pietra Sacra delimitata da un cerchio, durante la sua opera di conversione, quando tracciò all'interno del cerchio sacro una croce latina e benedì la pietra, creando così la prima Croce celtica.

     

    January 19

    La domus area

     

    Nel 64 d.C. Roma bruciò in un grande incendio, di cui furono accusati i cristiani. Tuttavia, il vero colpevole potrebbe essere stato lo stesso imperatore Nerone, che voleva costruire una residenza migliore di quella che già aveva, la Domus Transitoria, che già era un proseguimento architettonico della Domus Tiberiana, voluta da Tiberio. Si tratta di una villa  enorme (100 ettari), che ora veniva a espandersi, oltre che sul colle Celio, anche sull'Esquilino e sul Palatino, sulle ceneri di edifici precedenti. Il progetto, a cui partecipò lo stesso Nerone era davvero ambizioso. La villa si articolava attorno ad un grande lago artificiale, "che sembrava un mare", posto in posizione centrale, attorno a cui si disponevano diverse stanze di otium dell'imperatore, e su cui successivamente, al tempo di Vespasiano, venne costruito l'Anfiteatro Flavio, ovvero il Colosseo. Nel vestibolo all'ingresso vi era la statua colossale dell'imperatore, alta 120 piedi, cioè circa 35 metri! Il soffitto delle sale da pranzo era fatto di piastre d'avorio mobili e forate, per riversare sugli invitati fiori e profumi. La sala principale era rotonda e il soffitto girava in continuazione su se stesso, giorno e notte, per imitare la rotazione terrestre. Gli ingegneri dell'imperatore studiarono dei sistemi complessi e suggestivi per permettere tali meraviglie e, tra le altre cose, crearono anche una piccola cascata artificiale unica nel suo genere. La Domus Aurea venne interrotta alla morte di Nerone, nel 68 d.C.. Successivamente fu abitata da altri imperatori, finché fu distrutta da Traiano per far posto alle sue terme. Certe strane pitture presenti nei sotterranei della villa meravigliarono certi artisti rinascimentali e influenzarono la nascita del genere "grottesco" (da "grotta" per l'appunto). Il senso di grandezza espresso dalla Domus Aurea verrà ripreso successivamente poche volte, ricordiamo ad esempio la Villa Adriana a Tivoli, che non è da meno rispetto alla villa di Nerone.

     
    January 11

    Il Pentacolo

     

    Il pentacolo è un simbolo esoterico comparso innumerevoli volte e con innumerevoli significati nella storia. È costituito da un pentagramma inscritto in un cerchio; quest'ultimo rappresenta, nella maggior parte delle interpretazioni l'infinitezza dell'esistente, le punte della stella invece rappresenterebbero i cinque elementi su cui si basano le leggi dell'universo. Viene utilizzato in particolare durante i riti religiosi, ma è spesso portato al collo, come pendente, dai fedeli al Paganesimo moderno.A differenza di quella che è stata per secoli la credenza popolare, il significato originale del pentacolo non è affatto negativo, o correlato alla figura di Satana. Il pentacolo venne infatti, come tutti i simboli pagani, trasformato in simbolo demoniaco o comunque legato alle forze oscure, con lo sviluppo della religione cristiana, la quale, non ammettendo religioni concorrenti, attuò qualsiasi tipo di strategia votata all'eliminazione degli altri culti. Il pentacolo era al contrario ampiamente utilizzato come simbolo sacro nella pratica dei culti legati alla dea pagana Venere, incarnazione della forza, della bellezza e soprattutto della sessualità mistica.Il pentacolo è una rappresentazione del microcosmo e del macrocosmo, combina cioè in un unico segno tutta la mistica della creazione, ovvero tutto l'insieme di processi su cui si basa il cosmo. Le cinque punte del pentagramma interno simboleggiano i cinque elementi metafisici dell'acqua, dell'aria, del fuoco, della terra e dello spirito. Questi cinque elementi sintetizzano quelli che sono i gruppi in cui si organizzano tutte le forze elementali, spiritiche e divine dell'universo. L'ultimo elemento, lo spirito, non è altro che l'energia mistica emanata da Dio; questa energia si elabora e si manifesta condensandosi e andando a costituire le particelle subatomiche della materia. È l'energia che compone tutto l'universo, e della quale l'uomo non sa spiegare l'origine, la Fonte. Utilizzato dai satanismi rovesciato!